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Web verosimile
La storia di Guglielmo Cancelli e Stefano Lavori
Val Silicone, quella ridente località montana famosa per la schiettezza e l’intraprendenza delle sue genti!
Ebbene sì: oggi voglio parlarvi di due esimi valligiani che con le loro idee e opere hanno portato ricchezza e fama in questa regione. E chi sono questi illustri signori se non Guglielmo Cancelli e Stefano Lavori? Il primo, come molti di voi sapranno, fece fortuna nel settore delle finestre, il secondo nel commercio e distribuzione di mele.
Guglielmo Cancelli

Parlando di Cancelli e della sua impresa, bisogna innanzitutto far notare al lettore che quando un autoctono della Val Silicone indicava ad un forestiero il complesso industriale dell’illustre compaesano, questo era spesso fonte di equivoci e incomprensioni.
Infatti l’autoctono spiegava, non senza una punta di campanilistico orgoglio: “Quella è la fabbrica di Cancelli di finestre”.
Al chè, il forestiero, che voleva una conferma di avere inteso bene, chiedeva: “Ah, quindi si producono sia cancelli che finestre?”
“No, ho detto che è la fabbrica di finestre di Cancelli”, ribadiva l’indigeno.
“E io cosa ho detto?” ribatteva il forestiero piccato.
“Che è una fabbrica di cancelli e finestre. Invece in questa fabbrica di Cancelli si fanno solo finestre, non cancelli” rispondeva con una punta di fastidio l’altro.
Più di una volta autoctoni e indigeni finirono ai ferri corti per questi qui pro quo.
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- Postato da: Lorenzo
- Sezione: Web verosimile
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Retroweb Italia
Alla scoperta dei siti italiani degli anni '90 abbandonati
Plug It, 1998 e Link Up!, 1998/99
S.I.M.O (Sindacato Italiano Medici Chirurghi Odontostomatologi), 1996
Perché Retroweb italia?

A volte i server web sono come i cassetti più bassi delle nostre scrivanie. Luoghi dove vengono riposti documenti che saranno poi dimenticati per lustri. Con la differenza che i documenti sepolti nei cassetti posso essere “riscoperti” solo da noi e dai nostri intimi, mentre le pagine abbandonate sui server sono (con un minimo di buona volontà) accessibili a tutti e, aggiungerei, di un certo interesse per chi si occupa di web design.
Perché “di un certo interesse”? Perché 10 anni (l’età media delle pagine che ho preso in considerazione) nel web design è un periodo notevole, tenendo conto del ritmo col quale si sviluppa la tecnologia del settore e della tenera età del World Wide Web. Imbattersi in un sito di 10 (o più) anni è fare un salto agli albori del Web, quando gli sviluppatori HTML erano, in Italia, abbastanza “esotici”.
Se tra le varie correnti dell’archeologia ci fosse anche quella relativa alle pagine web, la visione di questi siti “dimenticati” potrebbe essere importante per gli studiosi di questa diciplina (ovviamente non è così: la creazione di siti web è una pratica così giovane che i designer hanno avuto esperienza diretta o indiretta della sua fase pionieristica).
Come veniva gestito il layout delle pagine prima della diffusione del CSS? Come differiva da quello odierno il codice HTML? E la struttura di un sito, quanto cambiava rispetto ad oggi?
Notevole poi il fatto che si apra una panoramica sui clichè stilistici di quegli anni: primi tra tutti il testo che lampeggia (il famigerato tag blink) o che scorre (tag marquee), le linee di separazione orizzontali (tag hr), uso di frame, background “texturizzato” e invasivo, etc, etc... Ma, forse, quello che salta più agli occhi è l’uso spropositato di gif animate come queste

anche su siti non amatoriali.
L’effetto amarcord è generato talvolta anche dai contenuti: leggere i prezzi e le caratteristiche di un piano hosting proposto 9 anni fa da un ISP per taluni può essere un nostalgico tuffo nel passato.
A margine noto che la visone di queste pagine pone anche interrogativi oziosi che esulano l’ambito di design. Fermo restando che è compresibile che un sito personale e/o senza scopo di lucro ospitato su una piattaforma gratuita possa essere “dimenticato”, risulta invece inconcepibile che questo accada per siti aziendali con domini di secondo livello. Infatti il dominio è una cosa che bisogna rinnovare ogni tot. anni (ogni anno i “.it”), così come l’hosting ad esso abbinato. Possibile che ci siano società che da svariati anni pagano le spese relative al mantenimento di un sito che non aggiornano più?
Ma bando alle ciance, cominciamo il nostro viaggio nel passato italico del WWW!
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- Postato da: Lorenzo
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