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10 cose...
10 cose che le generazioni passate si aspettavano erroneamente dal 2000
Per la serie: scusateci antenati, ma queste cose proprio non siamo riusciti a farle...
Ci sono degli aspetti del futuro che sono inequivocabilmente legati al nostro immaginario.
Se pensiamo a come sarà la civiltà tra 100 anni, ci vengono in mente stazioni spaziali sul nostro satellite o sui pianeti più vicini, mezzi di trasporto volanti che prendono il posto delle automobili, androidi che ci esentano dai lavori più pesanti, etc, etc. Esattamente quello che pensavano le passate generazioni a partire da un secolo fa.
A questo punto viene spontaneo il rendersi conto che abbiamo disatteso in maniera più o meno clamorosa le aspettative dei nostri antenati. Sapranno i nostri pronipoti fare di meglio?
Segue, su “continua”, l'elenco delle 10 innovazioni “mancate” previste tra i 100 e i 30 (ma anche meno) anni fa. Il tutto, ovviamente a mio sindacabile parere.
1- Le automobili non sono state soppiantate da veicoli volanti come mezzo di trasporto personale
Con una logica dettata da un ottimismo progressista, i futurologi del secolo scorso, prevedendo che ogni essere umano di ceto medio avrebbe avuto il suo mezzo di trasporto personale, si immaginavano che la mobilità privata avrebbe conquistato il cielo.
Poteva l'iper-tecnologico e saggio uomo del futuro vivere in mezzo ad ingorghi stradali? Essere ancora vincolato, nei suoi trasporti quotidiani, ai capricci della morfologia del terreno?
No di certo: avrebbe colonizzato anche l'aere e l'avrebbe piegato alle sue necessità di spostamento. Ecco allora stampe e illustrazioni che fin dagli albori del XX secolo raccontano una mobilità del nuovo millennio che si sviluppa, oltre che in larghezza e profondità, anche in altezza.
Oggi, purtroppo, sappiamo che il traffico privato non è ancora uscito dalla sua fase “bidimensionale” e che i mezzi che lo compongono sono di quanto più ottocentesco si possa concepire: carrozze che funzionano grazie alla combustione interna di essenza di petrolio... Jet ed elicotteri privati sono appannaggio pochi potenti, ed il loro utilizzo è vincolato da rigidi regolamenti e parametri che non li rendono un mezzo di trasporto pratico per gli spostamenti quotidiani.
Per concludere, ecco come l'auto-aereo era ritenuta prossima negli anni '50. Secondo l'enfatico speaker, l'Aerocar che qui vediamo, era trasformabile da veicolo terrestre a volante in pochi minuti:
Nel video che presento qui sotto vediamo come l'automobile volante è ritenuta prossima anche oggi (il filmato è del 2005). Certo, non si chiama più Aerocar, ma SkyCar, e, se non altro, decolla in verticale...
Anche qui, come nel filmato degl anni '50, lo speaker ne parla dando per scontato la sua prossima diffusione... Ma la cosa più esilarante è che nei due video l'incipit è grosso modo lo stesso: Avete mai desiderato, quando siete bloccati in un ingorgo stradale, di poter volar via con la vostra automobile? Per la serire: non cambia proprio nulla...
Infine, ecco il traffico cittadino del 2015 in un noto film del 1989:
2- Non ci rivolgiamo ai computer parlando
Quale interfaccia ci mostrava la fantascienza classica, per i potenti computer del 2000? Nessuna, perchè non c’era bisogno di un’interfaccia: ai computer si sarebbe parlato direttamente!
Perfino un regista come Stanley Kubrick, notoriamente attento alla plausibilità scientifica dei contenuti tecnologici dei suoi film, in 2001 Odissea nello Spazio del 1967 fa parlare informalmente l’equipaggio dell’astronave con HAL9000.
Certo, il film è una trasposizione di un romanzo di Arthur C. Clarke nel quale l’umanità del computer è centrale per lo svolgimento della vicenda, e senza il suo comunicare vocale la famosa scena della regressione intellettuale del calcolatore indotta dallo scollegamento dei vari moduli di memoria non ci sarebbe stata. Ma ho come l’idea che il buon Stanley non avesse avuto nessun dubbio sulle capacità di riconoscimento vocale dei computer nel nuovo millennio.
Sappiamo che invece non è così.
Il più economico palmare è svariate volte più potente dei calcolatori che hanno gestito lo sbarco dell’uomo sulla Luna, ma un programma di riconoscimento vocale efficente è ancora di là da venire. I programmi per comunicare vocalmente con i PC sono qualcosa di esotico e, una volta installati, non è il computer che deve adattarsi al nostro modo di parlare, ma siamo noi a dover apprendere come parlare per essere capiti da lui. E col computer non comunichiamo, ma ci limitiamo a dargli solo una serie di basilari istruzioni. Spesso fraintese.
Dato che ho accennato al celeberrimo Hal9000, ecco un frammento di conversazione uomo-computer dal film di Kubrick:
3- I robot non sono entrati nella nostra vita quotidiana
Altro luogo comune della fantascienza classica è la presenza di robot che svolgono le più svariate mansioni in favore dell’uomo. Robot che nella fantascienza più recente si trasformeranno in androidi...
Anche in questo caso, confrontando la realtà di oggi col futuro immaginato dalle passate generazioni, ci rendiamo conto che non siamo all’altezza delle loro previsioni.
Gli sgraziati automi vagamente antropomorfi che ogni tanto assurgono agli onori della cronaca, sono solo laboratori tecnologici usati dalle aziende che li hanno sviluppati per promuovere la propria immagine. Le stesse azioni che spesso vediamo compiere da questi robot davanti alle telecamere li declassano a meri fenomeni da baraccone: salutano, corrono, fanno le scale, suonano il piano. Assistiti da una serie di apprensivi tecnici che sperano di evitare malfunzionamenti e relative figuracce in diretta.
Ecco quello che ci si aspettava da un robot domestico negli anni’50:
Ed ecco invece quello che è programmato per fare un robot di oggi di fronte ad un pubblico:
4- Non abbiamo fondato colonie su Marte o sulla Luna
C’è poco da fare: la colonizzazione del nostro satellite e/o dei pianeti più vicini rimane tutt’ora fantascienza. Varie sonde hanno scandagliato e analizzato la superfice della Luna e di Marte, ma non sembra essere priorità degli enti preposti crearci enclave di civiltà umana. L’uomo del 2000 è ancora troppo radicato alla Terra.
Insicurezza? Non penso, visto che già nel 1969 abbiamo dimostrato che le capacità di calpestare un astro diverso dal nostro le abbiamo. Più probabilmente: disinteresse.
Citazione video obbligatoria:
5- I videotelefoni (specie quelli residenziali) non sono diffusi
Un must di ogni conversazione telefonica nel nuovo millennio immaginata dai nostri nonni e genitori: vedere l’interlocutore su uno schermo del telefono. Paradossalmente i videotelefoni del 2000 previsti nel passato non erano portatili e spesso, nelle storie di fantascienza, vediamo il protagonista in un’affannosa ricerca di una videocabina telefonica.
Sappiamo che questioni di diffusione della banda larga e di protocolli comuni rendono lo streaming video tra telefoni residenziali problematico, e la videochiamata (sempre da utenza fissa) è appannaggio di imprese che la usano per tenere conferenze.
Ecco come un documentario degli anni’50 prospettava con sicurezza che un domani i telefoni avrebbero avuto lo schermo (si vede a -11' e 07'').
Che la diffusione del videotelefono fosse ritenuta dietro l’angolo anche in anni recenti, ce lo dimostra il trailer del film dei Wim Wenders Fino alla Fine del Mondo (1991) ambientato tra il 1999 e il 2000 (l ’apparecchio in questione si vede a -2' e 00''):
6- I marciapiedi dei principali viali delle nostre città non sono diventati mobili
Mai immaginario sul 2000 fu più tipico di un’epoca. Infatti è durante la Belle époque che i buolevard delle principali città di fine millenio si prevedevano forniti di marciapiedi scorrevoli, dove damerini e dame in gran spolvero avrebbero compiuto languidamente il loro struscio automatizzato.
Questa probabilmente è, tra le invenzioni di cui erroneamente si vagheggiava la diffusione, la più scomoda, dispendiosa e antiecologica. Lo sapevate che le scale mobili, parenti diretti dei tapiroulant, hanno un consumo altissimo di olio lubrificante che le rende uno dei mezzi di trasporto più inquinante? Sapevatelo su verosimile.it!
E, visto che ho menzionato la Belle époque, eccovi un assaggio di futuro dall’Esposizione di Parigi del 1900 (a filmare, pare, era nientepop?dimeno che Edison)
7- Non esistono città sottomarine
Dopo il cielo, un altro chiodo fisso dei futurologi del passato: la colonizzazione dei fondali marini. Le città subacque sarebbero nate come conseguenza delle sfruttamento delle risorse oceaniche da parte dell’uomo del futuro, un po’ come molti centri abitati si sono sviluppati in passato attorno a corsi d’acqua.
È più probabile che invece le prossime città si sviluppino attorno ai centri commerciali.
8- Non sono diffusi i sistemi di guida automatica per le vetture
Il pilota automatico, nelle automobili, non esiste. Magari qualche casa automobilistica ha presentato complicatissimi e costosissimi (e sperimentali) congegni da applicare alle vetture che dovrebbero fare le veci del guidatore, ma il concetto è lo stesso che esponevo nel paragrafo dedicato ai robot: si ha l’impressione che l’utilità di queste cose sia più nel promuovere la propria immagine di azienda tecnologica, piuttosto che nel avere sbocchi pratici immediati...
Possiamo qui vedere un video del 1939, nel quale la GM immaginava il mondo nel 1960. Notare a -2' e 25'' lo speaker che spiega che la distanza di sicurezza tra i veicoli sar? mantenuta automaticamente da controlli radio.
9- I pasti non sono stati sostituiti da pillole o da cibo liofilizzato
Nutrirsi, per il pratico e indaffarato uomo del futuro, dovrà essere sicuramente una perdita di tempo. O almeno si presume che avessero in mente questo i futurologi dei primi decenni del ‘900, per immaginare che un pasto completo sarebbe stato sostituito da una pillola.
In questo caso è un bene che la previsone sia stata sbagliata. Certo, l’alimentazione sta diventando sempre più un’affare industriale, e l’industria alimentare ha a che fare più con la chimica che con la cucina.
Ma almeno è rimasto il piacere fisico di vedere/annusare/masticare/ingoiare il cibo, di sedersi davanti ad una tavola imbandita (non sempre, ahinoi) e prendersi una pausa dalle attività produttive della giornata.
10- Non c’è la televisone olografica
Se il TV color c’era già negli anni ’50 (negli Stati Uniti), perché dopo 50 anni non ci sarebbe dovuto essere qualcosa di più evoluto? D’altronde in pochi decenni l’intrattenimento domestico era passato dal solo suono (radio) al suono e immagini (tv), quindi era logico aspettarsi un ulteriore passo avanti. E invece, nulla.
A malapena, in questi ultimi anni, si sta passando all’alta definizione. Sempre in 2d, ovviamente.






- Postato da: Lorenzo
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Commenti
bel post, complimenti
Grazie!
Ti segnalo, se sei interessato al “passato di una volta” questo interessate sito: http://paleo-future.blogspot.com/
Neanche a farlo apposta, vedo che per coincidenza oggi 10 settembre il sito in questione presenta una serie di immagini dal libro “Cartoline dal Futuro” da cui ho tratto l'illustrazione presente all'inizio del post.
Di questo libro parlerò a breve...