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Web (design e altro)
Da che parte si sfoglia un blog?

Ovvero: perché per alcuni webdesigner siamo tutti giapponesi?
I blog, sono forse la prima tipologia di contenuto web che si “sfoglia” solo per il piacere di farlo, proprio come accade con una rivista. Facciamoci caso, pensando alle altre tipologie di siti che presentano una “paginazione”, ossia il cui contenuto è spezzettato in una serie di pagine per evitare uno scroll verticale eccessivo:
- quelle che presentano i risultati di una ricerca web (che si sfogliano per trovare una determinata cosa);
- oppure quelle in cui può essere diviso un articolo lungo (che si sfogliano per necessità di avere una lettura continuativa del testo, come i libri).
Le pagine di un blog, invece, vengono sfogliate dall’utente per vedere cosa c’è nel blocco di contenuti successivo: “Chissà mai che ci sia un altro post interessante come quello appena letto!”.
Se la paginazione serve per rappresentare il concetto di pagine, queste da che parte si girano?
Prima di affrontare la questione, consideriamo il motivo per il quale parliamo di pagine, quando ci riferiamo a siti web.
Come ben sappiamo, tutti i contenuti veicolati dal medium informatico s’ispirano (o li associamo) a dei corrispondenti “concreti” di epoca passata, per una certa comodità cognitiva. Il web non fa eccezione: bottoni, gallerie foto, pagine... Ecco: pagine, appunto. Proprio per il fatto che abbiamo bisogno di riferimenti “tangibili” e dei quali abbiamo – come genere umano – una lunga esperienza sensoriale, per convenzione, si parla di pagine web e non di schermate web, sebbene un sito, in ultima istanza, sia composto visivamente da queste ultime. Questo è comprensibile: in fin dei conti, il www è uno dei primi media virtuali da quando, almeno 5000 anni fa, abbiamo inventato la scrittura.
La paginazione posta dopo un blocco di post, quindi, non è altro che un modo di simulare gli angoli inferiori delle pagine di un giornale, quelli che si sollevano nell’atto di sfogliare.
Notiamo però che ci sono due scuole di pensiero principali sulla direzione in cui sfogliare queste pagine virtuali. Osserviamo la paginazione di due popolari blog di argomento tecnologico.
Qui abbiamo quella di techcrunch.com:

E qui quella di engadged.com:

Qual è quella corretta? A me la risposta sembra scontata: dato che la lettura procede da sinistra verso destra (a meno che non ci troviamo in un paese arabo o in Giappone), le pagine con i contenuti più nuovi (che aprono sempre un blog) saranno sempre posizionate a sinistra.
Insomma, è corretta la logica di paginazione proposta da techcrunch.com. Infatti, se concretizziamo con un esempio visuale l’analogia con una pubblicazione cartacea composta da pagine, il blog succitato sarebbe strutturato così:

Se invece provassimo a immaginarci una pubblicazione che si sfoglia seguendo la logica proposta da engaged.com, questo sarebbe il risultato (filo nipponico):

Ma che forma ha, in definitiva, un blog?
Finora abbiamo paragonato un blog a una pubblicazione cartacea composta di pagine, come una rivista. Ma siamo sicuri che questo presupposto sia corretto? Se proprio vogliamo che il blog abbia un suo corrispettivo cartaceo, quale può essere? Dunque...: si tratta di un insieme di bollettini (post)... posizionati uno sotto l’altro... che dopo aver raggiunto una certe ingombro verticale continuano, come abbiamo visto, idealmente verso destra (pagina successiva tramite paginazione o scroll orizzontale per pochi, sperimentali blog). Esattamente come… un tazebao!
Un blog ha la forma di un tazebao
Un tazebao (secondo wikipedia sarebbe meglio utilizzare il termine originale dazibao) è un giornale murale pubblico (nato in Cina e lì diffuso) a sviluppo orizzontale affisso in apposite bacheche.
La lettura procede per blocchi verticali affiancati orizzontalmente:

Come vediamo, è la stessa struttura logica di un blog tipico:

Struttura che poi, all’interno dello schermo di un monitor, può avvalersi dello scroll orizzontale, caso molto raro, ma che ha i suoi estimatori:

Oppure può avvalersi della paginazione (nella quasi totalità dei casi):

Forse però, ora che il web è maggiorenne, sarebbe il caso che non si cerchino analogie con altre forme di veicolazione dei contenuti più antiche. Perché, specialmente da quando la maggioranza dei siti è dinamica, non c’è nessun media storico che gli assomigli.
Verso una paginazione svincolata da vecchie metafore?
Le abitudini sono dure a morire, e il metaforizzare gli elementi delle pagine web (o delle “schermate” web, per ricollegarci a quanto scritto in precedenza) è un’abitudine che ci portiamo dietro dalla diffusione del www. Nel 2010, i tempi sono maturi perché si possa auspicare che un sito voglia assomigliare solo a se stesso, anziché a media “pre web”.
Pensiamo sempre al solito trito concetto di “pagina”: in fin dei conti, per contenuti dinamici come quelli di un blog, non ha senso parlare di pagine, ma, appunto, di contenuti pescati dal database. Concentrandoci quindi sugli elementi di paginazione, notiamo che proposte in tal senso non mancano.
Un esempio intelligente c’è offerto dal blog arstechnica.com. Grazie a un sapiente uso di AJAX, anziché caricare una pagina con un nuovo blocco di post, questo viene accodato alla serie precedente, senza soluzione di continuità:

Stessa modalità di paginazione, ma con la possibilità di una selezione cronologica, è quella proposta da slashdot.org:

A volte, per svecchiare un po’ i soliti elementi di navigazione, basta anche una semplice trovata testuale. Ecco allora che i consueti richiami alla pagina precedente e successiva possono essere gestiti argutamente in questo modo (electroqueer.com):

Oppure in quest’altro modo (retrothing.com):

…E via dicendo. Gli esempi in tal senso sono moltissimi e come abbiamo visto, dove non si voglia investire in tecnologia per proporre qualcosa di nuovo, si può usare la fantasia.






- Postato da: Lorenzo
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