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Varie (ed eventuali)
Il bambino italiano e i bambini tedeschi al mare

La famiglia italiana ha un solo bambino, di età compresa tra i due e i quattro anni. Arriva nel luogo di vacanza bordo di un gigantesco suv grigio topo metallizzato, che i genitori, presi dal panico, hanno acquistato subito dopo la prima ecografia, ritenendo che il monovolume che avevano non sarebbe stata abbastanza grande per contenere il nascituro. Nove decimi dei bagagli sono rappresentati da accessori per il pupo.
La famiglia tedesca ha minimo tre bambini (dall’anno alla pre-adolescenza), ma quando meno te lo aspetti ne salta sempre fuori un altro, per cui dopo un po’ perdi il conto. Arriva a bordo di una station wagon rossa o verde pisello, dalla quale vengono tirati fuori, oltre al set di valige: biciclette per tutti, gommone con motore fuoribordo, tavole da windsurf, l’occorrente per il barbecue, e qualche pastore tedesco.

I genitori del bambino della famiglia italiana vanno verso la quarantina. Si sono sposati a trent’anni inoltrati e prima di allora hanno sempre vissuto in casa dei loro genitori. Hanno stabilito di avere un figlio solamente una volta estinte le rate del mutuo per la casa, aver ristrutturato quest’ultima, aver fatto carriera e ovviamente potersi permettere un suv.
Perché non sono degli avventati.
I genitori dei bambini tedeschi hanno attorno ai venticinque anni. Vivono insieme da quando ne avevano diciotto e ancora studiavano. Per quando avranno quarant’anni, contano di avere i figli ormai fuori dalle scatole e girarsi l’India in motocicletta.

La famiglia italiana arriva in spiaggia in una rumorosa carovana composta di vocianti parenti (i genitori si sono portati dietro almeno una coppia di nonni come supporto per la gestione del piccolo: non sono degli avventati) che attorniano adoranti, come i fedeli con la statua della Madonna durante la processione di santa Rita a Catania, il passeggino con dentro il pupo.
La famiglia tedesca arriva in spiaggia in silenzio e in perfetta formazione. Giunti all’ombrellone, ai genitori basta un semplice sguardo per distribuire ogni elemento della prole alla propria postazione.

Il figlio della famiglia italiana, quand’è in spiaggia, non lo vediamo. Ne intuiamo solo la presenza, nascosto com’è sotto uno spesso strato di crema protettiva, copricapi e altri indumenti che devono preservare la sua cute da qualsiasi contatto col sole, o con agenti atmosferici in generale (ricordo che i genitori italiani non sono degli avventati). La madre e i nonni sono presi da un’ansia meteorologica e sono convinti che il clima complotti contro il loro pupillo: non è mai troppo riparato dai raggi solari, e, se è nuvolo, allora fa troppo freddo. Nonostante tutto, appena possibile, il figlio della famiglia italiana si raffredda o si prende un’insolazione.
I figli della famiglia tedesca, quando sono al mare, girano sempre a torso nudo, a qualsiasi ora del giorno e con qualsiasi tempo. Anche se ci vanno in gennaio. Nessuno ha mai sentito i figli della famiglia tedesca starnutire o tirare su col naso. Tantomeno li ha mai visti alle prese con un’insolazione.

Il bambino della famiglia italiana, quand’è in spiaggia, è controllato a vista. Appena esce dall’area d’ombra dell’ombrellone, parte un richiamo genitoriale perentorio che lo fa desistere da qualsiasi anelito di esplorazione verso i paraggi. Tuttavia, per non frustrare il suo bisogno di esprimere creatività, mamma, papà e nonni si dedicheranno a fare delle formine di sabbia per lui.
I bambini della famiglia tedesca, dopo cinque minuti che sono giunti in spiaggia, hanno già colonizzato gran parte delle zone libere vicine all’ombrellone e con secchiello e paletta hanno costruito un complesso sistema di dighe e canali, nonché una riproduzione perfetta del circuito di Nürburgring, sulla quale faranno una gara di biglie con altri bambini tedeschi che hanno appena incontrato.

In spiaggia, i genitori del bimbo italiano si occupano principalmente del bimbo, che tra omogeneizzati, biberon di latte dopato con i plasmon e varie mani di crema solare, lascia loro ben poco tempo libero. Quando finalmente il piccolo crolla stremato in un sonno profondo (a causa di un sovraccarico metabolico), la mamma finalmente può dedicarsi un po’ a se stessa, magari leggendo Bimbi Sani e Belli. Oppure intrattenendosi in una stentorea conversazione telefonica con l’amica. Per farle un resoconto (e farlo indirettamente a tutti gli occupanti degli ombrelloni limitrofi) su come l’aria di mare incida sulla regolarità intestinale del suo bambino. Il padre è stato avvistato mentre consultava avidamente la Gazzetta dello Sport o si riguardava le foto che aveva fatto al pargolo col suo iPhone. I nonni, comprendendo di non avere alcuna utilità pratica, si mettono in modalità stand by.
In spiaggia, i genitori dei bimbi tedeschi passano tutto il tempo assorti nella lettura di qualche classico di filosofia esistenzialista, oppure sfogliando settimanali di attualità politica, dimentichi dei figli. I quali, nel frattempo, saranno arrivati a colonizzare la battigia, dove le femminuccie avranno costruito la riproduzione dei castelli della Loira e i maschietti un complesso sistema idraulico con chiuse e dighe degno del bacino della Ruhr.

Almeno tre/quattro volte al giorno il bambino italiano si dedica a quello che genitori e nonni definiscono con scientifica precisione pedagogica (nel caso vi fosse sfuggito, essi non sono degli sprovveduti) un “capriccetto”. Trattasi in realtà di crisi isterico parossistiche scatenate dalla reazione alla paranoica apprensione genitoriale, che gettano nella costernazione più profonda mamma e papà (e parenti tutti presenti), i quali, presi dal panico quasi quanto il piccolo e tragicamente divisi tra un inconscio senso di colpa e una lancinante sensazione di inferiorità nei confronti degli altri genitori presenti, non faranno che amplificare la scenata del pargolo.
Anche i bambini tedeschi qualche volta fanno delle scenate, ci mancherebbe! Il fatto è che i genitori se ne accorgono a mala pena, vuoi perché troppo intenti a spalmarsi voluttuosamente di crema solare, vuoi perché non riescono a identificare qual’è il bimbo in crisi tra la torma di figli che li circondano...

Il bambino degli italiani e quello dei tedeschi, una volta cresciuti, saranno, ognuno a modo suo, un po’ psicopatici.






- Postato da: Lorenzo
- In: Varie (ed eventuali)
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- Fantascienza (per ridere)
- È tutto inconfondibilmente italiano, in effetti... (per ridere)
- Finalmente è stato identificato per quello che è (per ridere)
- Perché in Italia...? (società)
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Commenti
Sarebbe bello fosse davvero così... peccato che poi si parli di “mamma tedesca” in modo dispregiativo... e che le famiglie tedesche son distrutte.
Ma vaffanculo, Friedrich! C'ha ragione sto post. Gli italiani (volutamente minuscolo) sono un popolo di deficenti: GUARDA SOLO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHE ABBIAMO!
Svegliatevi, COGLIONI! Se no qui ci inculano tutti, di traverso. Sfigati!