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Index/diario
Web (design e altro)
Web (design e altro)
Da che parte si sfoglia un blog?

Ovvero: perché per alcuni webdesigner siamo tutti giapponesi?
I blog, sono forse la prima tipologia di contenuto web che si “sfoglia” solo per il piacere di farlo, proprio come accade con una rivista. Facciamoci caso, pensando alle altre tipologie di siti che presentano una “paginazione”, ossia il cui contenuto è spezzettato in una serie di pagine per evitare uno scroll verticale eccessivo:
- quelle che presentano i risultati di una ricerca web (che si sfogliano per trovare una determinata cosa);
- oppure quelle in cui può essere diviso un articolo lungo (che si sfogliano per necessità di avere una lettura continuativa del testo, come i libri).
Le pagine di un blog, invece, vengono sfogliate dall’utente per vedere cosa c’è nel blocco di contenuti successivo: “Chissà mai che ci sia un altro post interessante come quello appena letto!”.
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Una gif animata e cinque browser
D’accordo, è un esempio stupido e per giunta creato in maniera casareccia, però…
Oggi i browser si confrontano sulle performance del motore JavaScript, sull’architettura multi processo, sul supporto per nuovi linguaggi e standard web. È dunque curioso notare come una semplice gif animata sia gestita in maniera diversa, e come quelli che sono di solito considerati i primi della classe (Safari e Chrome) siano quelli che (al pari di Internet Explorer 8) la gestiscano peggio (vedere l’esempio, dal quale si evince come i succitati tre browser rendano le animazioni più lentamente).






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Quello che le donne pensano realmente: piccolo esperimento sugli sfondi scorrevoli
Premessa: il post che state leggendo è uscito nell’estate 2007. Il fatto è che ogni tanto ripubblico vecchie cose uscite i primi tempi, quando questo sito faceva due contatti al giorno. Ora che di contatti ne fa il doppio, ripropongo alcuni dei primi post (magari aggiornati e/o migliorati sotto alcuni aspetti) che magari i due utenti in più che ho guadagnato avranno piacere di leggere.
Quello che le donne dicono, quello che invece pensano. Quello che propongo è un piccolo esperimento sugli sfondi (in realtà più un pretesto per divertirmi) che si sovrappongono e scorrono. Una volta entrati nella pagina, leggete il testo, poi scrollate e – magia! – scoprirete qual’è il vero pensiero che si cela tra le righe.
Sarà il caldo che mi fa fare certe cose?
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Questo e altri miei siti sono stati attaccati da malware. Evviva: posso dirvi qual’è l’hosting più sicuro!
Purtroppo la mia macchina è stata infettata da una variante di un rootkit, in parole povere un virus che crea nel computer del malcapitato una backdoor, “porta sul retro” dalla quale far compiere al PC contagiato delle azioni all’insaputa del proprietario.
Purtroppo questo virus ha recuperato le password FTP di Filezilla per i siti quali avevo creato un profilo di accesso rapido (fortunatamente si trattava di siti di amici o non ancora online). Sembra che questo client FTP opensouce non sia molto affidabile da questo punto di vista.
Purtroppo queste password FTP rubate sono state utilizzate per iniettare codice maligno in tutti gli index trovati (sia .php che .html), nella fattispecie degli iframe che puntano a siti esterni, che, però, possono essere nocivi solo quando l’utente inserisce dati sensibili in un form (quindi contesti di e-commerce o simile).
Per l’identificazione e la risoluzione del problema mi sono basato su quest’utile thread, mentre per un approfondimento su questi attacchi, che hanno visto un boom proprio nel 2009, consiglio l’interessante lettura di questa analisi in lingua italiana.
Ora che ho bonificato tutte le pagine remote e il mio PC, sostituito le password FTP e cambiato le impostazioni di Filezilla (oltre ad aver aggiornato quest’ultimo), posso trarre, insieme ad un sospiro di sollievo, profitto da quanto è successo.
Infatti, oltre ad aver cambiato certe abitudini di gestione degli account FTP che si sono dimostrate troppo lassiste, sono in grado di valutare con cognizione di causa quale sia l’hosting più sicuro tra i quattro che ospitavano i siti sotto attacco.
Gli hosting in questione, che offrono caratteristiche base per un sito dinamico (PHP 5, MySQL, panello di controllo, svariate centinaia di mb a disposizione, abbastanza banda, etc, etc) e i cui prezzi annuali si intendono hosting + dominio sono:
- HostWebService (38 €)
- PowWeb (55$ pari a 37 € al cambio attuale)
- Tophost (10,80 €)
- 9NetWeb (in questo caso l’amico l’aveva acquistato tramite un rivenditore, comunque il costo di un piano simile agli altri sarebbe, stando a quanto riportato sul loro sito, 53€)
Orbene, tra tutti questi servizi di hosting, qual è stato l’unico che si è accorto che c’era qualcosa che non andava? L’unico che che mi ha mandato una mail del tipo: “Ehi amico, guarda che mi sa che qualcuno ti ha fregato le password FTP e ha cercato di fare qualcosa di brutto. Te l’abbiamo cambiata, vai sul tuo pannello di controllo per dettagli”?
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Morphing web: da spain.info a italia.it
Plagio o ispirazione?
L’uscita di una nuova release del portale turistico istituzionale italia.it (tanto minimale, questa, quanto eccessivamente ambiziosa la precedente) ha, come previsto, scatenato commenti negativi (generalmente declinati in un sarcasmo ormai rassegnato) dagli addetti ai lavori, ossia da webdesigner e sviluppatori.
Non voglio entrare anch’io nel merito, dando giudizi sul portalone nostrano. Il mio unico pensiero è che, sulla base delle decine di milioni di euro spese fin’ora per le sue realizzazioni, italia.it non sarà mai così soddisfacente da giustificare tale cifra. A prescindere dal suo valore oggettivo.
Il motivo di questo post, dunque, è solo quello di dare un modesto strumento per dirimere una questione che un giornalista di punto informatico ha sollevato (tra le tante): che italia.it abbia copiato graficamente il suo omologo spagnolo, spain.info.
Ecco quindi come, attraverso la tecnica del morphing, si passa dal portale spagnolo a quello italiano. Io non do giudizi, faccio solo notare che, comunque, nel web design spesso è difficile stabilire il confine tra plagio e ispirazione.






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Morphing web: evoluzione del layout di Yahoo! in 30 secondi
Con questo post inizio la serie realtiva al “morphing web”, che, tempo permettendo, spero di continuare presto. Di cosa si tratta? Semplice, attraverso la tecnica del morphing avremo una panoramica dell’evoluzione grafica dei principali siti web (e dell’interfaccia di Internet Explorer) attraverso gli anni.
Partiamo da un sito che è un po’ l’emblema del WWW, essendo il primo portale di successo e continuando ad esserlo: yahoo.com.
I vari screenshot che ho realizzato per comporre il video sono stati recuperati da web.archive.org oppure da immagini scovate in rete.
Buona visione.






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Linee guida per creare il logo di un browser
A beneficio dei giovani designer, ecco le regole auree da osservare qual’ora si dovesse creare un logo per un nuovo browser.
Ogni regola è seguita dal riferimento visivo con loghi di browser già esistenti (anche non più esistenti).
- Dev’essere circolare (vedi n° 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9)
- Preferibilmente dovrebbe avere una parte di colore blu centrale o predominante (vedi n° 1, 2, 3, 4, 6, 7, 9)
- Preferibilmente dovrebbe avere un elemento grafico che rappresenti, o per lo meno ricordi, la Terra (ovvia metafora dell’esplorazione e della dimensione mondiale del web) (vedi n° 2, 4, 6, 7, 8, 9)
- Preferibilmente dovrebbe avere un elemento dinamico che dia l’idea di “circondare”, “avvolgere” (ovvia metafora sulla velocità e sull’idea di uno strumento col quale “abbracciare” i contenuti sparsi per il mondo) (vedi n° 1, 2, 3, 6, 7, 9)














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Cos'è che che rende "link" un link?
Piccolo esperimento per riflettere su quanto il nostro modo di navigare sia influenzato da convenzioni grafiche presenti fin dalle origini del web.






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C'era più contenuto quando c'era meno contenitore...
Oramai la larghezza minima nei layout fissi dei più importanti portali web sta passando da 800px a 1024px. Questo allargamento generale dovrebbe portare ad un aumento dello spazio per i contenuti, ma, come ben sappiamo, in un sito commerciale i contenuti non sono gli unici elementi presenti. Anzi.
Vediamo un semplice esempio relativo a due importanti siti generalisti italiani.
Analizzeremo visivamente il rapporto tra contenuti e advertising (banner, box pubblicitari, inserzioni redazionali, link a servizi commerciali esterni o interni) nelle homepage di Virgilio e Libero di qualche anno fa e di oggi.
Va da sè che in un portale generalista il confine tra contenuto e pubblicità redazionale è quanto mai labile... Per esempio le sezioni relative ai motori o ai cellulari altro non sono che vetrine commerciali mascherate da articoli informativi, ma tant’è: in questo caso definisco inserzioni commerciali solo gli elementi che vogliono apparire come pubblicità. Non ho preso in considerazione elementi presenti nei footer o fuori dal corpo centrale della pagina.
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Il modo migliore per far scappare i visitatori dal tuo sito
Il modo migliore per far scappare i visitatori dal tuo sito appena si carica la pagina?
Metterci un sottofondo musicale!
Se stai pensando di inserire un brano che accompagna la visione del tuo sito, considera prima che:
- Chi naviga spesso sta ascoltando altro (mp3, radio, cd) e la sovrapposizione con il motivetto musicale presente nella tua pagina crea un terribile effetto cacofonico.
- Se invece chi naviga non sta ascoltando nulla è perché non vuole ascoltare nulla! Per quale motivo devi imporgli il tuo stupido motivetto?
- Quello che tu hai pensato come sottofondo acustico può provocare seri danni cardiaci e acustici al malcapitato visitatore. Infatti chi naviga spesso dimentica/lascia le casse accese ad un volume alto, e l’improvvisa comparsa di una musica assordante (magari un bel brano di hard rock) non è certo un buon biglietto da visita da parte del tuo sito.
- Se inserisci un brano con una qualità decente, questo partirà così tardi da aggiungere sconcerto al fastidio dell’utente. Se d’altra parte vuoi che si carichi subito devi ripiegare su un insulsissimo midi, o un mp3 troppo compresso, aggiungendo fastidio al fastidio dell’utente.
- Nel web (come nella vita) il fatto che ci sia la possibilità di fare una cosa non significa che sia cosa buona e giusta farla.
- Ai visitatori non importa un accidente di ascoltare musica che ti piace o che pensi che accompagni in maniera accattivante la visione delle pagine che hai creato! Il fatto che a te piaccia un brano non significa che debba piacere anche agli utenti del tuo sito...Non propinarglielo!
- Se proprio non puoi fare a meno di inserire quel dannato brano nella tua pagina, almeno inserisci, in maniera visbile, quel dannato tasto per bloccarne l’ascolto! Sempre che il visitatore resista alla pulsione di scappare subito...






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Mia moglie e Internet Explorer 7
Ovvero: come anni di pessimo browser (I.E. 6) hanno condizionato l’utente medio a navigare male

Mi capita, quando devo usare il computer di casa, di trovare il desktop pieno finestre di Internet Explorer 7 aperte, testimonianza di ricerche sul web effettuate da mia moglie in precedenza (e interrotte per altre incombenze).
Infatti lei, come me, preferisce attuare una navigazione non lineare, tenendosi aperte varie pagine che le interessano per confrontarle o per tornarci in un secondo momento. Solo che, a differenza di me, non sa che c’è la possibilità di aprire una pagina su un tab all’interno dello stesso browser. Anzi: non sa nemmeno dell’esistenza dei tab in questione (so cosa state pensando: ho provato a dirglielo, ma generalmente mi ascolta poco, ancora meno se parlo di cose “tecnologiche”...).
È colpa sua se utilizza il browser in maniera anacronistica? Direi proprio di no.
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Metafora visuale sull'abuso dei meta tag keywords
meta tags "keywords" permettono di indicare ai motori di ricerca i contenuti del sito, attraverso delle parole chiave... Definiscono un po’ quali sono le specialità del sito in questione.
Spesso, però, se ne fa un uso eccessivo, specialmente da parte webmaster poco professionali di siti che di contenuti sono poveri: si pensa in questo modo di ingannare il crawler (software che scansiona ed indicizza il web per i motori di ricerca) per posizionarsi ai primi posti nei risultati. Ovviamente ci vuole ben altro per ottenere una buona visibilit?...






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20 regioni, 20 homepage
Di cosa parliamo quando parliamo di siti delle Pubbliche Amministrazioni

Siti ottimizzati per IE4, applett che crashano il browser, layout e disposizione dei contenuti che cambiano radicalmente di pagina in pagina, mancanza di DTD.
E ancora: design dilettantesco, antiquato gi? alla fine dello scorso secolo, carenza di cognizioni base riguardo l'usabilit?. Codice obsoleto e ridondante, zeppo di errori pedestri quali regole CSS scritte come se si trattasse di attributi HTML (height=[...] e valign=[...]), oppure inesistenti (A:link {text-decoration: yes}), codici colore esadecimali con la lettera “O” al posto dello zero, errori di sintassi ripetuti varie volte (test al posto di text).
Ma anche siti web accattivanti, struttura leggera a div flottanti fluida e uso di CSS2 per presentare i contenuti, disposizione chiara e coerente i questi ultimi.
Insomma, dalla mia veloce analisi dei siti delle regioni italiane emerge che il panorama qualitativo dei portali regionali ? molto variegato. Ma mentre si dovrebbe dare per scontato che un sito istituzionale sia sviluppato con un approccio moderno che ne agevoli l'accessibilit? e la manutenzione (ricordiamo che i siti web delle pubbliche amministrazione devono adeguarsi ai 22 punti della legge Stanca del 2004 per l'accesso ai sistemi informativi da parte dei disabili), ? inquietante che la maggior parte dei portali non sia in regola. E, di questi, molti presentino carenze gravi.
C’? un aspetto che per? da questa rassegna emerge tristemente su gli altri: per molte regioni, quindi per molte pubbliche amministrazioni, quindi per gran parte dello Stato, un sito web ? un qualcosa di marginale, un’inutile incombenza da sbolognare a qualche sedicente “esperto” per poi non pensarci pi?...
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